L'Essenza in Locke

Essenza ed Empirismo

Il dibattito filosofico attorno al concetto d'essenza è stato arricchito nel corso del Seicento dal contributo degli empiristi, tra i quali ricordiamo in primis John Locke.

Il filosofo inglese, padre dell'empirismo moderno, ha parlato dell'essenza come delle qualità che identificano una cosa, i suoi attributi principali. Locke arriva a ritenere l'essenza come un semplice nome, privandola dei profondi significati concettuali attribuite ad essa dai suoi predecessori.

Navigare Facile

L'essenza non esprime pertanto la profonda identità dell'essere, quanto piuttosto il modo che hanno gli esseri umani di pensarlo.

Il filosofo illuminista introduce poi la distinzione, che diviene centrale nel suo pensiero, tra l'essenza reale e l'essenza nominale. La prima è conoscibile mentre la seconda non può essere pienamente conosciuta dal momento che gli esseri umani possono giungere ad una conoscenza completa soltanto di ciò che hanno prodotto.

Food

Locke rifugge così da un'indagine metafisica, volta alla ricerca dell'essenza delle cose, teso ad una ricerca gnoseologica sui criteri che rendono certa la nostra conoscenza al di là dello studio sull'inafferrabile essenza.