L'Essenza in Platone e Aristotele

L'Essenza

L'essenza è uno dei concetti filosofici più complessi da illustrare, in virtù dei suoi profondi significati, nonché affascinanti, oggetto di speculazioni fin dalle origini della filosofia.

Per comprendere l'essenzialismo torniamo quindi alla filosofia greca ed in particolare a Platone che ci ha illustrato come le idee siano immutabili, indivisibili, eterne, singolari ed universali, siano essenze che si trovano nell'iperuranio, un universo al quale accadere attraverso l'intelletto.

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L'allievo di Socrate distingueva così l'essenza dalla doxa, definendo la prima come l'idea pura e la seconda come l'opinione frutto dei sensi, i quali sono fallibili.

La ricerca di Platone è stata proseguita da Aristotele, il suo più celebre allievo, il quale ha parlato dell'essenza come della componente immutabile, contrapposta all'accidente che rappresenta la parte sensibile, soggetta a trasformarsi.

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L'essenza è pertanto quella componente che rende permanentemente unico qualcosa, grazie alla quale una cosa è ciò che è, superando i caratteri sensibili che, al contrario, mutano nel corso del tempo.

Seguendo il pensiero di Aristotele, l'essenza, inoltre, appartiene all'interiorità della cosa sperimentabile, è un'astrazione allo stato potenziale fino a quando il pensiero non la attua.